Due partite di Cristina Comencini, La figlia oscura di Elena Ferrante e la demitizzazione della maternità

Marianna Orsi
Indiana University Bloomington

Nel 2006 escono La figlia oscura di Elena Ferrante e Due partite di Cristina Comencini; entrambe le opere offrono un’analisi della maternità, libera da ogni retorica idealizzante e da ogni sentimentalismo. Entrambe le opere gettano luce sugli aspetti più oscuri e disturbanti del materno, con riferimenti al disgusto per gestazione e allattamento, alla componente animale della funzione materna, al legame soffocante con i figli, all’annichilamento della donna, alle terribili conseguenze che vanno dalla depressione al suicidio. Lo scopo di questo lavoro è mettere in luce gli aspetti comuni tra le due opere, analizzando in particolare la simbologia della gravidanza e del parto, la comune visione della maternità e un simile approccio alla risoluzione del conflitto madre-donna, non immune dalle influenze del pensiero della differenza e della psicoanalisi. Sia Due partite sia La figlia oscura si pongono, se pure in modo diverso, come viaggi attraverso la sofferenza materna, che ne identificano la prima radice nel sacrificio, nell’annullarsi della donna nella madre. Il superamento di tale conflitto sarà per entrambe il recupero, da parte della donna-madre, della propria individualità, attraverso un salutare distacco dal figlio.

Parole Chiave: maternità, madre sacrificale, femminismo, Cristina Comencini, Elena Ferrante

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